Rinoplastica

L’intervento di rinoplastica, consente di correggere i difetti morfologici e funzionali della piramide nasale. Se il paziente nella fase preoperatoria rivela al chirurgo una difficoltà respiratoria causata da un’ostruzione delle narici, verosimilmente anche il setto nasale può essere deviato e l’intervento prende il nome di rinosettoplastica.

Una manipolazione del setto con prelievo di cartilagine si rende quasi sempre necessaria nel caso in cui, anche in assenza di deviazione, è necessario avere del materiale da utilizzare come innesto per modificare l’architettura del naso.

Parliamo di architettura perché nella chirurgia rinologica moderna si considerano le caratteristiche anatomiche del naso molto diversamente da com’erano viste nel passato:

  • Si tende a non snaturare più il profilo delle persone dotate di un naso importante.
  • La punta deve avere una sua normale simmetria con il supratip e l’infratip (tip= punta) regolarmente posizionato.
  • La columella deve avere una buona capacità di supporto per poter sostenere la punta.
  • Il paziente dopo l’intervento “deve” respirare meglio dato che, in sede chirurgica, si ha l’opportunità, con minime manovre chirurgiche, di intervenire su setto e turbinati posto che, in fase preoperatoria, siano fatte le dovute diagnosi.
  • Eventuali “gobbe” devono essere attenuate o rimosse secondo la richiesta dei pazienti cercando di non lasciare irregolarità di superficie sul dorso nasale.

Per la sua posizione anteriore e centrale nel volto, il naso è il primo punto che viene illuminato dai raggi luminosi e la minima irregolarità o disarmonia viene percepita dal paziente e poi dalle persone che lo circondano pertanto occorre essere meticolosi nell’esecuzione dell’intervento, nella medicazione e nel follow-up postoperatorio del paziente.

La molteplicità delle razze che compongono la realtà demografica della nostra società, sta modificando le caratteristiche estetiche del naso “europeo” d’oggi.

Come tutti sappiamo il naso asiatico è diverso dal naso caucasico, negroide o mediterraneo e in ciascuna razza le caratteristiche strutturali (ossa e cartilagine) di superficie (spessore, colore, livello di idratazione e sebaceità della pelle) possono variare molto.

Questo è il concetto di rinoplastica etnica che il chirurgo di oggi deve conoscere in quanto l’esame obiettivo del paziente affetto da dimorfismo nasale deve essere completo e accurato per poter poi adattare l’intervento chirurgico.

L’approccio alla chirurgia del naso si distingue in aperto (incisioni interne e transcolumellare esterna-visibile) o chiuso (incisione interna di tipo marginale- intracartilaginea e intercartilaginea). Non c’è un approccio migliore dell’altro essendo i risultati dipendenti dall’abilità del chirurgo. Un buon chirurgo avrà dei buoni risultati con qualsiasi tecnica. Si tenga presente che il lavoro di preparazione del paziente va fatto prima dell’intervento nel corso dei colloqui preoperatori in cui si valutano le attese, si percorrono le tappe del periodo postoperatorio e s’ illustrano i punti di forza e le potenziali complicanze del dopo.

L’ausilio di una fotografia professionale e di simulazioni di tipo analogico o digitale sono oggi uno strumento che consente di visualizzare con buona approssimazione quello che sarà il risultato finale.

Posso soltanto aggiungere che il mio approccio varia a seconda del paziente e del tipo di lavoro da svolgere. In casi di rinoplastica secondaria, cioè quando la persona è già stata operata, può essere conveniente avere una visualizzazione completa delle strutture cartilaginee nasali conseguibile solo con la tecnica aperta, cosa che ci consente di praticare delicate manovre chirurgiche necessarie al ripristino di forma, armonia, funzione e simmetria.

Davanti alla frequente richiesta di un ritocco minimo su un naso pressoché perfetto si può utilizzare un approccio chiuso ad invasività ridotta, ma non bisogna sottovalutare la difficoltà di soddisfare un paziente che potrebbe avere delle aspettative sicuramente più elevate. L’intervento si svolge normalmente in anestesia generale e ha una durata di 90 minuti.